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Casavo20 aprile, Il team di Casavo

Cosa significa raccogliere 27 milioni di debito?

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Nei giorni scorsi Il Sole 24 Ore ha rilanciato la notizia della raccolta, da parte di Casavo, di 27 milioni di euro di debito. Abbiamo pensato che fosse importante spiegarvi un po’ meglio cosa questo significhi e quale sia l’impatto di questa notizia sulle nostre attività.

Nel mese di Febbraio 2019 vi abbiamo raccontato il nostro round di finanziamento Serie A da 7 milioni di euro. In quel caso, si trattava di un’apporto di liquidità da parte degli investitori, per permettere a Casavo di crescere. Un appoggio esterno, necessario per la sopravvivenza di tutte le neonate aziende che introducono modelli innovativi di business. I nostri investitori, in cambio di una percentuale di proprietà dell’azienda, hanno contribuito economicamente alla crescita della nostra startup.

In questo caso si tratta però di una raccolta “di debito”. Qual è la differenza?

Un’azienda funziona esattamente come una famiglia. Entrambe le realtà ogni mese devono sostenere delle spese che finanziano con delle entrate, che permettono la copertura delle spese sostenute. La difficoltà, spesso, non sta nell’avere abbastanza soldi per coprire queste spese, ma nell’avere la liquidità necessaria al momento giusto. Nel caso di una famiglia, potrebbe succedere di dover pagare le bollette ad inizio mese, mentre si riceve lo stipendio a fine mese. Come si fa a far quadrare i conti?

Nel caso di Casavo, la situazione è un po’ più complessa. Ogni mese la nostra azienda acquista decine di proprietà in tutta Italia, che richiedono una grande quantità di capitale. Se dovessimo solo utilizzare i soldi che abbiamo in cassa, non potremmo crescere. Ci limiteremmo a comprare le case solo una volta vendute una delle case acquisite in precedenza. Insomma, saremmo molto lenti, limitati dai soldi in cassa e non potremmo offrire un servizio innovativo come quello dell’Instant Buyer.

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Abbiamo perciò deciso di chiedere a qualcuno con grandi disponibilità economiche di imprestarci il capitale necessario per comprare le proprietà – capitale che verrà restituito una volta rivendute le proprietà acquistate. Si tratta quindi di un prestito a lungo termine di oltre 27 milioni di euro.

Sono tanti 27 milioni di euro di debito?

Ovviamente sono tanti, ma dipende dal contesto. Ogni giorno le grandi aziende raccolgono capitale a debito tramite strumenti finanziari, arrivando a somme anche superiori al mezzo miliardo di euro. Addiritura la conosciuta Spotify ha raccolto, qualche anno fa, un miliardo di euro di debito. Per una realtà relativamente piccola come Casavo, la raccolta di 27 milioni di euro è un’ulteriore testimonianza dalla stabilità del nostro business e della fiducia che hanno gli investitori in noi.

Qual è l’altro elemento che rende questa raccolta di debito ancora più rilevante?

Per la prima volta, Casavo è riuscita a coinvolgere in questa operazione di finanziamento una delle principali banche italiane. Prima d’ora, i nostri investitori erano principalmenti dei fondi d’investimento che operano con startup innovative, finanziandole e scommettendo sul loro successo. Queste realtà sono quindi abituate a prendersi maggiori rischi, aiutando la crescita di realtà come Casavo. Le banche italiane, per diversi motivi, non possono permettersi di prendersi questo tipo di rischio e garantiscono il capitale solo se sono davvero convinti che chi lo richiede lo possa ripagare. Se avete acceso un mutuo con una banca, sapete di cosa stiamo parlando! Ecco quindi che aver coinvolto una delle principali banche italiane in questa operazione conferma, ancora una volta, la solidità di Casavo e le opportunità di crescita che abbiamo di fronte.

Come verranno impiegati questi 27 milioni?

Semplice, per fare quello per cui siamo nati: semplificare il mercato immobiliare italiano. Questo capitale raccolto ci permette di continuare a crescere, acquisendo ancora più proprietà e proseguendo nella nostra espansione geografica. Nei primi 17 mesi di vita, Casavo ha chiuso più di 100 acquisizioni. Nel solo 2019 ne verranno concluse 200, nelle quattro città italiane in cui operiamo (Milano, Roma, Torino e Firenze). E la nostra storia non finisce certo qui!

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